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THE ROLLING STONES



Qual è stata la più grande rock and roll band della storia della musica rock? I Rolling Stones, of course. Osannati, criticati, imitati, amati ed odiati; non c'è discussione sul rock che possa prescindere da loro e dalla loro musica. Fu davvero vera gloria? L'ardua sentenza tocca proprio a noi, visto che rispetto alla loro generazione possiamo a tutto diritto considerarci dei posteri. Ecco dunque un breve viaggio alla ricerca di quello che questi cinque ultracinquantenni ci hanno lasciato di veramente grande.
Nel 1964, epoca del loro disco d'esordio, l'Inghilterra era appena stata travolta dall'uragano Beatles, una bufera decisiva per liberarsi dalla soggezione verso il rock&roll americano e creare una vera musica popolare inglese, il cosiddetto "pop". L'influenza di questa rivoluzione non lasciò indifferenti Jagger e compagni, che nella prima parte della loro produzione abusarono non poco delle intuizioni di Lennon e McCartney. Fin dal primo disco però fu evidente che c'era una differenza fondamentale: gli Stones infatti erano andati oltre nella ricerca di radici, preferendo i riff di Chuck Berry alle melodie di Buddy Holly e spingendosi fino a scoprire il blues e i suoi derivati. La musica nera americana infatti era stata piuttosto ignorata fino ad allora nella terra di Sua Maestà, e il blues era interesse solo di pochi abili musicisti (John Mayall e i grandi del brit-blues si stavano comunque preparando alla loro grande stagione). Gli Stones furono i primi a credere nelle sue potenzialità commerciali.
Con il secondo disco fecero addirittura di più, aggiungendo al menù anche il soul alla Otis Redding e arrivando così nel 1965 a produrre i primi due pezzi puramente rock della ditta Jagger-Richards: "Get off of my cloud" e "I'm Free" (presenti su December's Children, album della discografia americana). Da queste due piccole gemme fu facile arrivare a "Satisfaction" e alla nascita del riff rock di cui Keith Richards è l'unico grande e geniale artefice. Stranamente l'importanza della scoperta di Richards fu riconosciuta solo più tardi. Nell'economia del gruppo, grosso peso aveva ancora il chitarrista Brian Jones, poco incline agli schemi rock e più interessato a spostare il tiro nella stessa direzione degli odiati baronetti di Liverpool. Aftermath fu considerato un capolavoro e per molti versi lo è veramente,ma pochi poterono notare che il miele di "Lady Jane" e le sperimentazioni della chilometrica "Going Home" avevano poco a che vedere con la filosofia del gruppo.
Beggar's Banquet inaugurava la stagione più felice del gruppo, che nel 1969 scaricava senza tanti complimenti lo scoppiatissimo Brian Jones (che morirà ben presto nella sua piscina) per avvalersi della stupenda chitarra del timido Mick Taylor. Dal 1968 al 1972 le pietre rotolanti crearono le radici di qualsiasi ramo del rock moderno. Già detto delle canzoni di Beggars, su Let it Bleed troviamo la riuscitissima psichedelia-rock di "Gimme Shelter" (seconda nel genere solo a "Paint it Black") e soprattutto "You can't always get what you want", la ballata-rock per eccellenza, lo stampo perfetto per altre centomila canzoni che mai riusciranno ad eguagliarne la bellezza. Del 1971 è Sticky Fingers, altra perfetta raccolta di capolavori. "Brown Sugar" è Rolling-sound allo stato puro, "Wild Horses" una ballata storica,"Dead Flowers" un misconosciuto gioiellino su cui ha fatto radici tutto il roots-rock anni 80 (Green on Red e compagnia bella). In più vanno notate le perfette combinazioni soul-rock di "I got the blues"
Dai baccanali francesi i cinque Stones uscirono comunque disfatti nel fisico e nel morale. I successivi Goat's Head Soup e It's Only Rock and Roll infatti non erano altro che stanche riproposizioni di quanto era stato fatto nel quinquennio d'oro. Mick Taylor non regge il ritmo di vita e lascia il posto a Ron Wood, meno bravo ma più in linea con l'immagine del gruppo.L'importanza dei Rolling Stones non era comunque esaurita: Black and Blue fu una rivoluzionaria miscela di rock, funky, jazz e ritmi latini. L'ennesimo viaggio verso la contaminazione giusta non diede risultati particolarmente esaltanti, ma ancora una volta aprì la strada a una nuova ondata di ritmi e sonorità fino ad allora sconosciute al grande pubblico, come il reggae di Bob Marley e Peter Tosh (che si faceva produrre proprio da Mick Jagger).Con Some Girls si ritornava al buon vecchio rock di sempre, mentre Emotional Rescue raschiava senza successo il fondo del bidone di una ispirazione di nuovo arenata. L'ultimo fuoco sarà Tattoo You, eccezionale
Il resto della storia è pura routine, con lavori scialbi come Undercover o Steel Wheels ed episodi divertenti ma inutili come Dirty Work. L'ultimo capitolo è del 1994, ma anche Voodoo Lounge non è altro che un riuscito esercizio di stile.
Ce n'è comunque abbastanza per poter rispondere anche ai detrattori e agli scettici : i Rolling Stones sono stati molto più che semplici riciclatori di stili. Prendendo pezzi effettivamente già usati, essi hanno creato uno stile del tutto nuovo e inimitabile e quel che conta di più, ne hanno perlustrato ogni possibile evoluzione, monopolizzando così almeno tre decenni di musica. Bisogna aggiungere che se questo è successo è anche perchè le loro mosse sono state dettate da una valida intuizione commerciale che ha loro permesso di precorrere sempre i tempi, le mode e gli stili. Eppure anche le loro canzoni di disco-dance, di reggae o funky avevano un inconfondibile marchio di fabbrica nel suono di Keith Richards, la cui chitarra probabilmente si adatterebbe anche ad un brano di musica classica. Anche le loro operazioni più sputtanate e sputtananti hanno avuto un effetto-faro su intere generazioni di musicisti.
Chi altro potrebbe vantare una tale importanza? I Beatles, of course.

nicola manfredi
(testo pubblicato sulla fanzine 360 Gradi di Bergamo)




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