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Woody Guthrie, QUESTA TERRA E' LA MIA TERRA DI WOODY GUTHRIE, (Marcos Y Marcos)
Pag. 345, Lire 24.000


Nel panorama ultimamente sempre più ricco dedicato alle pubblicazioni a carattere musicale, da segnalare la ristampa ad opera di Marcos Y Marcos di questo libro autobiografico della vita di Woody Guthrie (1912-1967), cantautore folk americano degli anni Trenta. Da troppo tempo questo libro era uscito di catalogo, e inoltre nell'edizione del 1977 erano stati inspiegabilmente omessi alcuni passaggi qui recuperati, grazie ad una preziosa opera di revisione.
Senza Woody Guthrie (padre di Arlo, anche lui cantautore, ma dell'era hippy, reso famoso da un film culto come Alice's Restaurant) probabilmente Robert Zimmermann non sarebbe diventato Bob Dylan. Guthrie è considerato il padre putativo di tutti i cantautori americani: il suo impegno sociale lo ha fatto bollare più volta come comunista, un'accusa infamante negli States degli anni ruggenti. La sua figura è ormai avvolta nella leggenda (sulla sua chitarra c'era scritto: "Questa è una macchina per ammazzare i fascisti") come leggendaria è la sua vita: si narra che abbia scritto più di mille brani, molti dei quali andati perduti - una volta non esistevano walkman per registrare - inoltre l'uomo rifuggiva come la peste il music business, come si può leggere in uno degli ultimi capitoli.
Un limite del libro è l'estrema brevità: 350 pagine scarse per narrare la storie di una delle figure più importanti del cantautorato mondiale, se poi contiamo che la prima parte è dedicata all'infanzia, ci resta un po' d'amaro in bocca. Comunque le proteste andrebbero rivolte direttamente all'autore e dunque in questo caso facciamo buon viso a cattivo gioco.
Il libro accelera decisamente quando il protagonista comincia a viaggiare (pag. 210 "Verso la California") ed essendo la sua vicenda umana ambientata ai tempi della Depressione è facile pensare a Furore di John Steinbeck, anche se il premio Nobel rimane ovviamente di un'altra categoria.
La prefazione è curata da Alessandro Portelli, insegnante di letteratura anglo-americana all'università romana "La Sapienza", giornalista de Il Manifesto e autore di diversi libri, tra cui uno dedicato proprio a Guthrie, e attento osservatore della società americana: le sue diciannove pagine introduttive sono un bignami della cultura americana di questo secolo.
Questo libro resta comunque un'importante documento di prima mano sul più grande song writer statunitense e chi ama la musica popolare americana non può esimersi dal considerarlo un testo sacro.


giorgio baratto



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