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DAVID REMNICK - Il re del mondo (Feltrinelli)
Era indubbiamente, il più grande. In mezzo a macchinoni da pugni un po'ottusi, lui danzava agile come una farfalla e colpiva, alla fine colpiva sempre, con una sventola da Blek Macigno. Come un D'Artagnan in punta di fioretto, guascone al pari dello spadaccino di Dumas anche nelle sparate pre-match. "Sono il più forte", diceva. Non era sempre vero, ma funzionava. L'aggressività della pantera intimidiva l'avversario, gli faceva sentire l'odore della paura e, alla fine, anche i più forti crollavano come le Mura di Gerico.
Se non avesse avuto qualcosa in più difficilmente sarebbe potuto salire sul ring a riprendersi il titolo, a schiantare Foreman nella memorabile notte di Kinshasa 1974, destinata poi a divenire un film ("Quando Eravamo Re" di Leon Gast), altrettanto indimenticabile, che sa di sangue, sudore, lacrime e ritmo come pochi. Ora, siamo alla celebrazione del mito. Il film di Michael Mann, sugli schermi con un Will Smith di impressionante somiglianza e questo libro di Feltrinelli ricostruiscono la vita e la carriera di un pugile e di un uomo che rimarrà senza uguali. Con linguaggio giornalistico asciutto ma efficace (Renkin è direttore del prestigioso New Yorker, già cronista sportivo del Washington Post e premio Pulitzer 1994) ricostruisce la vita di Clay non già da un punto di vista solo sportivo, ma anche seguendo la trasformazione del ragazzo nero di buona famiglia in idolo delle folle prima e simbolo della rivolta politica. Il libro si ferma al primo mondiale vinto contro le tutte previsioni contro lo schiacciasassi Sonny Liston nel 1964, ma il periodo preso in esame, e analizzato con compunta precisione, facendo parlare i protagonisti dell'epoca, da Floyd Patterson a Liston, da Angelo Dundee a numerosi colleghi della carta stampata, è proprio quello della svolta essenziale. Clay, giovane pugile in ascesa, incontra Malcolm X e rimane affascinato dalle sue teorie, rifiuterà la chiamata alle armi degli USA e abbraccerà l'Islam, mutandosi in Muhammad Alì, lo stesso nome del Profeta. Raggiunge il successo economico e la fama ma alla fine viene colpito da un avversario più forte di lui che si chiama Parkinson e non è un altro pugile, ma un morbo che piega il fisico e fa tremolare, lui che non tremava mai di fronte a nessuno. Una battaglia che continua ancora, in mezzo alla comprensione del mondo. L'immagine di Alì che accende il fuoco olimpico di Atlanta 1996 è di quelle che restano scolpite nella memoria. Come quella del pugile che danzava come una farfalla ai ritmi di James Brown e di BB King. Altre grandi anime nere, che come lui hanno regolato qualche conto con la vita. Questo libro non è un'ulteriore celebrazione del mito, ma aiuta a capire molte cose dell'America da quegli anni, in bilico tra mafia, lotte razziali e la grande tragedia collettiva del Vietnam. Raccomandatissimo. paolo redaelli |
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