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STEFANO LOREFICE - Prossima fermata Nostalgiaplatz (Clinamen)
Flash. Questa la prima parola che viene alla mente leggendo "Prossima fermata Nostalgiaplatz" di Stefano Lorefice: frammenti, pezzi di discorsi strappati un po' qua e un po' là, brandelli di carta appallottolati, gettati e recuperati dal cestino della memoria. Canzoni, la seconda parola: una manciata di note prese da uno spartito, accenni post-rock, qualche tocco di blues, molto jazz e del sanguigno rock si alternano morbidamente tra le poche pagine di questo intenso volume. Poi infine, a pensarci bene, vengono alla mente i film francesi in bianco e nero, quelle pellicole rovinate dal tempo e piene di graffi. Perché film francesi? Ma, non c'è una ragione precisa. Così, passa per la testa quest'idea, questa particolare forma di atmosfera. Non parlerei di poesia, non solo almeno. "Prossima fermata Nostalgiaplatz" va al di là del semplice libro in versi. Poteva benissimo essere un cd: i titoli in inglese suggeriscono questo pensiero e le emozioni che si respirano tra le pagine sono come canzoni ben riuscite: ti si piantano in testa e non ti lasciano più, quasi ti ritrovi a canticchiare quei versi come fossero ritornelli o riff orecchiabili. Poteva pure essere un piccolo taccuino, un blocchetto per appunti, appunti per un film: ogni pagina una scena tratteggiata con poche, ma efficaci parole. In questo libro il verso si rifà al linguaggio parlato, al pensiero, alla quotidianità che ci investe e talvolta ci devasta, talvolta ci rende felice e altre volte ci lascia indifferente. Su tutte, a mio avviso, spicca una poesia, wade black, che dice: mi hai lasciato un buon sapore / la tua pelle forse / il modo in cui ti muovevi / il semplice restare sospesi. Un nuovo, interessante autore. Alberto Ghiraldo Versi come appunti, annotazioni veloci e scarne di sentire istantanei, stati d'animo catturati nel loro manifestarsi su sfondi non neutri - paesaggi, colori, rumori, sapori che si impregnano delle emozioni e continuano a rilasciarle nella memoria; e anche la rivincita del pensiero perso dietro ai dettagli, sospeso per un attimo sul riflesso di un vetro e da lì lasciato libero di snodarsi nei territori dell' immaginazione che ricombina immagini e significati sul filo del ricordo e del desiderio. Cinquanta tessere che insieme fanno un mosaico, una storia disegnata vignetta per vignetta, fotogramma per fotogramma, con il linguaggio disarmante e inconfutabile della percezione emotiva come unica misura della realtà, espressione che è insieme metodo di ricerca e osservazione. Da leggere come raccolta di poesie o come racconto per dati essenziali: in ogni caso, niente di ordinario. Giorgia Morselli Leggetelo! Assolutamente intenso, un nuovo poeta. Un calcio alla vecchia poesia becera... espressività forte e tagliente... un cortometraggio metropolitano che si apre in 50 liriche....Stefano Lorefice è un grande pittore di momenti vissuti al limite. Ci sono contaminazioni con la lingua inglese,umori ermetici, e silenzio. Un must. Letteratura per eletti,da un poeta della nuova era... giorgia santi Giovane poeta, caratterizzato da una forte modernità d'espressione. Titoli quasi tutti in inglese, frasi taglienti che lasciano poco spazio a barocchismi stilistici. Come è scritto in quarta di copertina si tratta di poesie scritte in stanze al neon blu, dal retrogusto metropolitano... Si incastrano su immagini dipinte in continuo movimento,sfuocate,fredde. "dovrei fare resistenza passiva al dolore/potrebbe non accorgersi/tra le pieghe degli occhi frugare di meno." - pain eyes feeling- Farà strada, e con questa opera ha già dato uno scossone ai poetucoli retrogradi d'oggi. Il Battiato della poesia? Si, con un po' di Nirvana, Pearl Jam, post-modernismo e qualche sigaretta spenta a metà ... Consigliato vivamente... carmen soli |
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