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BB King con David Ritz, IL BLUES INTORNO A ME, (Tarab)

Una chitarra come una donna, da coccolare, vezzeggiare, rispettare, amare. Perché è una compagna di vita, una presenza più che uno strumento, qualcosa a cui aggrapparsi nei momenti difficili. BB King, re del blues, nella sua lunga vita ("è sulla strada dal 1958 e non ha ancora smesso" avverte il risvolto di copertina) è stato forse più fedele alla sua chitarra Lucille che alle proprie donne. E lo ammette senza riserve, in questa autobiografia sincera, raccontata con linguaggio semplice e diretto, che a tratti sembra un romanzo di Faulkner o Caldwell. Si comincia nelle piantagioni del Sud degli Stati Uniti, a Indianola, Mississippi dove scoppia la "vocazione" di BB (per gli amici solo B): "ruppi un trattore e allora capii che non era quello il mio lavoro", per passare attraverso gli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta. BB King ha rappresentato una straordinaria continuità del blues attraverso gli anni, riuscendo quasi sempre a conquistarsi il rispetto e l'ammirazione delle nuove generazioni di turno, ha vissuto le ondate del rock'n'roll, del soul, del beat, della musica psichedelica, del punk, del grunge e oggi della techno senza farsi mai travolgere, rimanendo fedele alla propria musica, anche se è stato spesso accusato dai puristi di annacquare il blues e dai progressisti del momento di essere solo un vecchio in ritardo sui tempi. E allora, come ha fatto a suonare con gente di estrazione diversa come Frank Sinatra, John Fogerty, Jeff Beck, Eric Clapton, i Crusaders, gli U2 (che lo hanno rivelato ai giovani dei tardi anni Ottanta con la sua splendida partecipazione a Rattle and Hum)?. Forse questo libro può aiutare a risolvere il dilemma.
Il romanzo della vita di BB King scorre come un buon bourbon, affronta senza pregiudizi le cose buone e quelle cattive, sorretto da una semplice morale di fondo: prima o poi i momenti brutti passano, basta aver fede e non preoccuparsi troppo. BB King si dimostra felice anche dei suoi errori (tanti, sottolinea quasi sempre) come delle sue scelte azzeccate, parla con rispetto e umiltà dei musicisti con cui ha suonato ("sempre più bravi di me") e dà alcune fulminanti ritrattini di grandi bluesmen come T-Bone Walker, Bukka White, Sonny Boy Williamson, che fanno venire voglia di andare a cercarne i dischi e di chiudersi in casa per giorni ad ascoltarli. Un libro, dunque, in grado anche di aprire nuove porte a chi non conosce quella grande tradizione blues, che sta alla base di moltissimo del rock che amiamo da sempre.

paolo redaelli



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