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JOHN FANTE - Aspetta Primavera, Bandini
Questo libro è un pezzo della storia del nostro paese: un po' buffone, sfaticato, furbo, dolce, romantico, crudo, onesto, lavoratore e truffaldino ma fondamentalmente ancora povero, come poteva esserlo settant'anni fa, quando John Fante scrisse il romanzo.
La realizzazione in una famiglia, una casa di mattoni e un lavoro erano i sogni dei nostri nonni e di molti dei nostri genitori, come ora per noi possono essere la ragazza, il telefonino, il motorino ed i capi firmati, insomma beni di prima necessità. Un uomo non era un uomo se non aveva la sua casa di mattoni e la sua bella famiglia di ragazzi venuti su sani e robusti. John Fante, scrittore americano di origine italiana, fa una cruda analisi della realtà americana in cui il sogno tocca per meriti solo a pochi, come lui ama definirli, predestinati. Fante, come Flaubert, vuole mostrare la realtà vista non dalle belle e potenti macchine, dai romantici chalet in montagna o dalle grandi ville sul mare ma dalla prospettiva di una famiglia di emigranti italiani che sopravvive a stento, a forza di bagni nella tinozza in cucina con la stessa acqua per tutta la famiglia, di calzini rattoppati, di scarpe con le suole fatte più di cartone che di cuoio. Famiglie ghettizzate e chiuse in esilio volontario in un paese lontano e ostile per una fattura o una punizione del Divino, giustamente meritata. Incapaci di reagire per ignoranza e forti dell'aiuto del Signore vivono la loro realtà nelle quattro mura familiari come un dato di fatto: "Noi siamo una famiglia, Per Dio!". Una vera famiglia e non una sfaldata ed inconsistente famiglia di americani. Mamma Maria passa le giornate a stirare, rammendare, cucinare e pregare facendo scorrere tra le dita il suo rosario finché crolla a letto distrutta. Svevo Bandini, padre di Arturo, August e Federico, abile muratore è costretto ad aspettare la primavera per lavorare e sfuggire così la suocera. La madre di Maria, Donna Toscana, infatti odia e disprezza quell'uomo che è stato per lei la rovina della figlia e delle sue creature e a cui non risparmia pesanti frecciate. Maria ha provato in passato a smentire la madre, con il solo risultato di vedersi redarguire e umiliare pesantemente davanti ai suoi bambini. L'arrivo di donna Toscana si rivela come l'ennesima disgrazia che colpisce la famiglia Bandini che vive con rassegnazione l' allontanamento, causa l'ennesima bevuta di troppo, di Babbo Svevo, adorato e ammirato da Arturo anche per le sue bravate. "Quell'uomo è mio padre! Anch'io da grande sarò come lui!". Vivere senza soldi, senza figure di riferimento, senza un' identità precisa mina la solidità della famiglia che vive a stento di piccoli escamotage, di prestiti dal salumiere, che teme papà Svevo ma non perde occasione per umiliare mamma Maria. Ma in tutta la storia si infila, travolgente come un uragano estivo, la presenza della vedova più ricca della città e che solo l'aspro e duro concetto di famiglia ... Un quadretto, una farsa, un dramma, una visione grottesca degli emigranti italiani negli USA degli anni trenta dalla penna intinta di amaro di John Fante, definito da Bukowski "il narratore più maledetto d'America", per me uno scrittore beat senza Dio. damiano sordi |
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