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JONATHAN COE - La banda dei brocchi (Feltrinelli)


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Immaginate "un mondo senza i cellulari, Mtv, la Playstation, nemmeno il fax! Un mondo che non ha mai sentito parlare della principessa Diana o di Tony Blair, non ha mai pensato neanche un attimo di andare a combattere in Kosovo o in Iraq". Fatto? Siete pronti allora per tuffarvi nell'Inghilterra tra il 1973 e il 1978, tempo in cui visse le sue poco straordinarie avventure Benjamin Trotter, detto "Minus Habens" protagonista insieme ai suoi amici (un gruppo di losers chiamati appunto "La Banda dei Brocchi") di questo intenso romanzo dickensiano del XXI secolo. Jonathan Coe scrive benissimo, e non è difficile rimanere avvinghiati alle vicende dei personaggi, in un libro pieno di riferimenti alla musica e all'atmosfera di allora, non diversa da quella che si respirava in altre città, anche italiane, in quei plumbei anni Settanta.
Sullo sfondo di una Birmingham sonnacchiosa e piuttosto incolore ("erano tempi marroni", li definisce Coe in un passo significativo), tra lotte sindacali, serate al pub con finale...esplosivo, istruttori di nuoto carogne, giornali scolastici, amori sbagliati, adulteri genitoriali, si muovono i protagonisti, quattro amici che prenderanno, come sempre accade, strade diverse, ma per una breve stagione costituiranno una squadra affiatata, anche se mai vincente. Due di loro (Ben e Phil) cercheranno di dare vita ad un gruppo musicale e il "Rotter's Club", del titolo viene appunto dall'omonimo degli Hatfield and the North, uno dei più misconosciute bands della scena progressive inglese (meno fortunati di Yes, Genesis e compagnia), alle cui sonorità Benjamin viene iniziato da Malcolm, il fidanzato della sorella, ed aderisce entusiasticamente. Per poi accorgersi che il mondo è cambiato e che sta esplodendo l'energia primigenia del punk e che tastier e sintetizzatori finiranno in soffitta. E'uno svincolo anche esistenziale, segnato dalla morte in un attentato dell'Ira del "fratello maggiore", incolpevole vittima di una sporca guerra. Con la scomparsa dell'amico capellone se ne va anche un mondo di fantasia ed idealismo, per lasciare spazio a quello più cinico e bastardo rappresentato da un fratello semifascista (comunque affascinato dall'anarchia dei Sex Pistols), che vessa il protagonista, vero capo di una famiglia inesistente in cui il padre, dirigente di seconda fascia alla British Leyland), pensa solo al lavoro e ai campeggi in Galles (pioveva sempre, tranne quell'anno che i Trotter scelsero di andare a Skagen in Danimarca). Ben, diviso tra un futuro di compositore o di musicista (diverrà poi bancario) molto legato alla sorella Lois, vive infelici amori ma avrà il suo bel momento di estasi con una donna, che comunque si intuisce essere di breve durata, come descritto nel bellissimo brano joyciano dal titolo "Sottobicchiere verde" (lo stesso di una canzone degli High Llamas).
Il libro, strutturato su più piani narrativi, dove la voce principale è diversa di volta in volta, mediante lettere o articoli di giornale (come nei romanzi epistolari di una volta), si divora rapidamente, con la sua ironia che sfocia in momenti di ilarità pura, ma anche di alta poesia. Coe sa come appassionare il lettore, sia quando descrive le rivalità interne del college, che gli scioperi sindacali, sia le sensazioni che la musica desta nel protagonista.
E'annunciato un seguito (la storia si interrompe abbastanza bruscamente, lasciando un certo amaro in bocca) dal titolo "Closed Circle". Attendiamo impazienti, sperando che nel frattempo non ne facciano un film.

paolo redaelli



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