intervista a...
UMBERTO BONANNI
Professione: promoter





Non è Umberto Bonanni, ma John Trudell allo Jux Tap di Sarzana Umberto Bonanni, spezzino (come Dario Vergassola, Maurizio Maggiani e Giancarlo Giannini) ha trentatre anni di cui sei passati a Bologna e uno scarso a Pisa. E'l'anima del Jux Tap, locale di Sarzana che si va caratterizzando per l'alta qualità dell'offerta musicale e fa parte di un più ampio progetto chiamato Music Village. Da queste parti sono transitati nomi come Ike Turner, Odetta, Roger Mc Guinn, Cousteau, James Taylor Quartet, per citarne solo alcuni. Se non vi dicono niente, probabilmente siete capitati sul sito sbagliato.
Lo Jux Tap si trova in una zona di confine tra Liguria e Toscana, frequentata volentieri da artisti come Gabriele Salvatores, Giovanni Soldini, Giuseppe Cederna. E'un bel posto per la musica, come ce ne sono ormai pochi in Italia.
Abbiamo chiesto a Umberto di parlarci della sua attività, del locale, delle difficoltà che si incontrano in Italia a promuovere grande musica al di fuori dei circuiti più battuti.
  • Umberto, che cosa sei? (come diceva Mina). Un giornalista, un promoter, un appassionato di musica che vuole organizzare concerti con i suoi artisti preferiti?
Escluderei il giornalista... ho scritto di cinema in passato ma la scrittura professionistica è molto faticosa e la situazione economica del giornalista di spettacolo troppo scarsa e non ti permette di viverci.. Escluderei anche l'appassionato perché organizzare concerti è il mio lavoro ormai da quasi 7 anni.. direi proprio che sono un promoter, uno cioè che si occupa della programmazione artistica di un luogo, immagina la situazione, organizza la logistica, si occupa di pagare le fatture! E, facendo tutto ciò, si occupa anche di promuovere a vario livello le proprie iniziative con tutti gli strumenti che ci sono a disposizione: ufficio stampa (per l'80% delle cose che faccio sono io), realizzazione del materiale promozionale e scelta del taglio della comunicazione, affissione del materiale promozionale (l'ho affisso io stesso fino a non molto tempo fa), cura del rapporto con i clienti..
  • Come nasce la tua attività con Jux Tap?
Dopo un po' di rodaggio come aiutante al Teatro Civico di La Spezia sono arrivato al Jux Tap inizialmente come dj. In quel periodo c'era già musica dal vivo al Jux ma era seguita marginalmente. Mi sono allora proposto di curare la programmazione dalla a alla z e, visto che c'era poco da perdere, la proprietà del locale ha accettato la proposta. Da lì è cominciato un viaggio che ha portato a una crescita generale delle persone coinvolte nel locale: personale di sala, fonici, tecnici, etc che ci ha permesso presto di poter sostenere avvenimenti di un certo livello.. A questo punto devo solo sbizzarrire la mia fantasia (cercando però di far tornare anche i conti!) perché il materiale umano è di prim'ordine.. il locale è bellissimo, caldissimo e la proprietà ha sempre creduto in una programmazione lungimirante. insomma, un posto ideale.
  • Vuoi spiegarci in quattro parole il progetto Music Village per la diffusione di musica di qualità?
Music Village nasce dal confronto con altre realtà simili a Jux Tap, in particolare Borderline di Pisa e Naima di Forlì, locali gestiti da promoter nostri amici.. Si sentiva l'esigenza di muoversi insieme nella ricerca di sponsor e interlocutore naturale si è rivelato il mondo delle birre e i distributori di bevande e spirits.. particolarmente legati al mondo dei locali notturni. Da qui è nato un progetto di gruppo d'acquisto legato a doppio filo alla birra e alla musica. ovvero: di fronte alla scelta di un unico fornitore chiediamo una sponsorizzazione sulle nostre attività musicali. Per ora il progetto è limitato alla Liguria e alla Toscana essendo portato avanti con un distributore particolarmente sensibile e avveduto, Civab, che opera su questa zona. Ma in futuro vorremmo far crescere l'iniziativa a livello nazionale. Music Village ha anche a che fare con la promozione perché unire le forze in questo senso vuol dire avere un sito che è un piccolo portale sulla musica live, vuol dire poter acquistare spazi su riviste, vuol dire rafforzare anche l'aspetto redazionale della comunicazione.
  • C'è qualcuno che ti aiuta in questa difficile missione?
Music Village è composta da tre persone: Simone Grassi, il coordinatore della parte relativa agli sponsor. Paolo Lusenti, addetto alla logistica e all'organizzazione in senso stretto. Io sono l' art director. I ruoli però sono spesso intercambiabili e si partecipa un po' tutti a tutto.
  • Quali sono le difficoltà principali che incontra un organizzatore indipendente in Italia?
La difficoltà principale direi che sono i cachet degli artisti: un buon promoter con una buona location e un pubblico che si è cresciuto negli anni nella migliore delle ipotesi riesce a coprire i costi del concerto con gli incassi. Spesso rimette molti soldi. In assenza di sponsor saremmo costretti a lavorare gratis o in perdita e quindi saremmo costretti a smettere nel giro di poco. Alcuni dicono che c'è poco pubblico, ma io non sono d'accordo. Se si fanno le cose giuste, ci si comporta onestamente su prezzi e comfort e si crede in ciò che si fa si lavora con un pubblico che a volte è fantastico. Al Jux è noto che uno dei fattori di successo è rappresentato dal pubblico: caldo, interessato, competente, amante del divertimento, variamente composto per età e strato sociale.
  • Hai qualche messaggio da lanciare in Rete attraverso Viceversa?
Si.Andate ai concerti.. soprattutto nei club. L'atmosfera del club rende alcuni concerti delle esperienze irripetibili per il pubblico e per l'artista e genera anche un'energia unica tra il pubblico.. Nonostante io sia il promoter e debba lavorare la sera del concerto non rinuncio mai a vedere il più possibile dello spettacolo...
  • Le tue preferenze musicali, letterarie, cinematografiche
Per la musica il rock and roll, la musica nera e il pop sono i generi che amo di più.. ho preso da undicenne un disco degli Stones e sono andato ritrovarmi a ritroso Elvis, Sam Cooke, Hank Williams, etc. tra i Beatles e gli Stones però preferisco i Beatles.. Troppo contorto? Un supercontemporaneo che invece amo molto è Cody Chesnutt.
Nella letteratura, dati per scontati i classici (Melville, Dostoevski e Scott Fitzgerald i preferiti) ti farò il nome di un contemporaneo: James Ellroy, di gran lunga il migliore tra i viventi, duro, metallico, cattivo, ambizioso...
In campo cinematografico le pellicole italiane e americane sono le mie preferiti tra i classici, tra i contemporanei. Il cinema americano continua ad essere notevole per varietà e qualità, a dispetto di quello che si dice. Mi piace però moltissimo anche un giapponese, Takeshi Kitano: originale, folle, commovente.

paolo redaelli

torna all'homepage



Created by Landscape
Per informazioni su Viceversa contattare viceversa@landscape.it
Copyright © 1996 Landscape srl.