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ENRICO CAPUANO - Tammurriatarock (Blond Records)
Tammurriatarock č il tentativo, tutto sommato riuscito, di innestare sulla canzone d'autore le suggestioni della world music e di certa tradizione popolare (sardo-laziale-napoletana), tra rock, atmosfere africane e celtiche, ironia e denuncia sociale. Un disco che cerca una propria attualitą richiamando il passato e le radici: vengono subito in mente le operazioni di Nuova Compagnia di Canto Popolare (nella title-track e nella frenetica "Mane") e del Canzoniere del Lazio (č infatti Piera Brega č ospite in "Voilą" e "Vedrai").
E'un album che vive di una ricchezza musicale straordinaria e di climi e latitudini diverse, grazie a molte collaborazioni: E'Zezi, Rua Port'Alba, Graziano Galatone, Lucio Violino Fabbri, Loredana Cannata. L'iniziale "Traccia" con sferzate elettroniche e zampogna, e l'innesto di un coro sardo nel finale, ricorda a tratti gli esperimenti degli Afrocelt Sound System anche se la voce in rima baciata di Capuano č un po' troppo "jovanottesca". E "Che giornata" č una tarantella come la suonerebbero i Jethro Tull, grazie al flauto traverso di Stefano Tribeca (suoi quasi tutti i fiati dell'album). Da "Fischia il vento" in poi, il gioco comincia a farsi interessante. La canzone č una ballata esistenziale che potrebbe essere uscita dalla penna dei Gang o degli Yo Yo Mundi, mentre in "Modulo" compare l'Africa, con la voce e i ritmi di Sena Mbaye, e "Giulia" č una danza popolare condotta dal violino di Prisca Amici. Si termina con una sequenza davvero centrata: "Siamo noi", canzone di lotta in stile PFM (con il violino ospite di Lucio Fabbri), "Vedrai" una giga-reggae dove chitarra elettrica e sax si intercalano con echi dub, e la conclusiva tarantella liberatoria di "Mane" che assume quasi valenze punk. Dal vivo, dev'essere un bello spettacolo di suoni. roberto rocchi |
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