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ESBJORN SVENSSON TRIO - Strange Place for Snow (ACT)

Dicono meraviglie del trio svedese formato da Esbjörn Svensson (piano-tastiere), Dan Berglund (contrabbasso) e Magnus Öström (batteria, percussioni) e a ragione. Il disco che viene dal freddo trasuda geometrie rigorose eppur coinvolgenti e a tratti, con il suo mischiare jazz, fughe classiche e sapori contemporanei, a me ricorda, soprattutto in "When the God Created the Coffebreak" gli esperimenti di un altro terzetto, quello formato da Emerson Lake and Palmer, quando non si faceva troppo prendere la mano da gigionerie buffonesche, ma scriveva un capitolo interessante della musica.

L'incedere elegante e davisiano di "The Message" , le armonie liquide di "Serenade for The Renegade" condotte per mano dall'archetto del contrabbasso, lo swing di "Strange Place for Snow" le atmosfere rarefatte alla Pat Metheny della chilometrica "Behind the Yashmak" , il pianismo disteso di "Bound for The Beauty of The South" il beat up tempo di "Spunky Sprawl" fino alle muraglie soniche di "Carcrash" (che compaiono dopo parecchi minuti di silenzio assoluto alla John Cage) sono le diverse facce della cifra stilistica di questo pianista-tastierista che sta imponendosi come una della realtà più interessanti del jazz internazionale, proprio perché aperto alle contaminazioni più disparate. Si dichiara infatti ispirato da Keith Jarrett, Chick Corea, Thelonious Monk come dai Radiohead e tutto ciò traluce in questo lavoro, caratterizzato da una continua ricerca sonora.
Non piacerà ai puristi del jazz. Ma, in fondo, questo è un loro problema.

paolo redaelli


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