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MEIRA ASHER - Spears into Hooks (Crammed Discs, 1999)
Un trait d'union tra Germania e Oriente? No, non si tratta della rifondazione dei Dissidenten, anche se molti elementi lo farebbero pensare Ma chi è questa ragazza (calva) berlinese di origine palestinese? L'album di Meira Asher è prima di tutto frutto di un eretismo sonoro, una liturgia sospesa tra Diamanda Galas e i mai troppo celebrati Popol Vuh. Non è davvero facile entrare in questo magma sonico di ossessioni, lancinanti tormenti e spasmi elettronici che rimandano ad un personaggio fin troppo prigioniero dei suoi demoni per occuparsi seriamente di musica. Ma la realtà è un'altra:mai come in questo caso la musica diventa il processo formale di un corpo (prima ancora di una mente) che lorda ogni suo esorcismo in un insieme di terrificanti frammenti di guerra. Viene da pensare a un Eta Beta trasgressivo che estrae dalle sue infinite tasche oggetti che provocano irritazione e fastidio nei presenti. E siccome non viviamo nella fantasia (ascoltate "Dissect Me Again"), ecco un omaggio a Primo Levi ("E'un uomo") che è - di fatto - un monito del presente. Se dovessimo tributare il più crudo soundtrack alla guerra del Kosovo, penso molto onestamente che un disco come questo sia il più indicato. Un inferno che dà voce alla morte dei vivi. luca d'antiga |
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