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BECKI DI GREGORIO - Seven worthies of the bamboo grove (Run Amuck Records)




Difficile definire un genere per il primo album della cantautrice nord-californiana Becki Di Gregorio. Dopo ripetuti ascolti, l'album sembra assumere ogni volta dei risvolti diversi; forse Becki ha capito meglio di molti altri cosa s'intende per psychedelia e cioe' una contaminazione che attinge come amalgama al rock,al folk, all'etnia, escludendo pero' l'assunzione di droghe. Con Becki il genere della psychedelia assume toni e sfaccettatture diverse. E piu' di ogni altra cosa, e' importante il fatto che ultimamente non mi capitava piu' di ascoltare debut-album cosi' immensi e notevoli, lei insieme ai nostrani Mirabilia, sono gli artisti che presentano maggiormente una freschezza ed una maturita' degni di nomi con gia' tre o quattro albums alle spalle.
Per Becki il passato musicale e' molto importante, ma è un' attenta osservatrice anche della scena attuale. Il suo suono sa dilatarsi a seconda dei pezzi ed inserirsi in un vortice complesso partendo da linee scarne ed essenziali.
Appare evidente l'influenza di Todd Rundgren, avvalorata anche dal fatto che e' presente una splendida cover di "Open my eyes" prima canzone scritta da Todd nel lontano 1967 con i Nazz; e poi la voce di Becki e' molto particolare, non comune, con estensioni metalliche quasi uniche. Come impostazione ricorda pero' molto Grace Slick, infatti l'asprezza acida del sound dei Jefferson Airplane e' un'altra delle influenze che si riscontrano tra i solchi di "Seven worthies...".
Nei pezzi piu' calmi le atmosfere sono sognanti e rarefatte merito anche di Dave Gregory che oltre ad aver suonato in tutto l'album, lo ha mixato ed arrangiato in compagnia di Andy Partridge, due terzi degli XTC. Succede per Becki la stessa cosa che accadde agli Everything but the girl col debutto "Eden" speriamo che il tempo non rovini la creativita' di questa cantautrice.
Il disco di Becki puo' essere un'ottimo supporto audio ad un libro di Marcel Proust, infatti pare voglia recuperare il tempo perduto, ma senza autocommiserazione con una tendenza all'ottimismo. I toni crepuscolari piano piano,diventano solenni senza intricarsi in ampollosita' e pretenziosita' sonora.
Il disco e' dunque senza tempo, poteva andare bene 10 anni fa, e potra' essere ascoltato senza paura di trovare ragnatele fra 20 anni.; e' al di fuori delle mode.
Anche se ovviamente ci sono delle influenze, il disco pero' ha una vita propria e questa e' la cosa piu' importante, sono solo pennellate ad acquerello gli echi dei sopracitati musicisti.
Becki e' poi una divoratrice di musica, so che ultimamente ha ascoltato molto i Man or Astro-man? E chissa' se il surf sara' presente neiu suoi prossimi lavori, anche se in ogni caso verra' filtrato attraverso la sua sensibilita'. Lei riesce a fondere tradizione ed innovazione, infischiandosene di modelli, e Dave Gregory e Andy Partridge se ne sono accorti.
Dal punto di vista emozionale , la Di Gregorio coglie gli elementi che piu' la disturbano nell'introspettivo e li fonde con risposte che provengono dal mondo mistico, le canzoni sono intensamente personali, e piacevoli anche quando si toccano toni melanconici ed opachi. Mondi diversi connessi dall'amore.
L'unico pezzo che si discosta dal resto dell'album e comunque bellissima e' proprio la cover di Todd Rundgren "Open my eyes", molto vicino all'originale anche se piu' schizofrenica, e con un nerbo invidiabile, bellissima la parte centrale di tastiere di Dave Gregory, anche se credo che sia stata fatta per puro divertimento, anche per alleggerire le atmosfere piu' cupe del disco. Il pezzo e' registrato live in studio.
Ma gia ' con la canzone d'apertura "Desperate to fall" si puo' notare la stranezza affascinante delle sue canzoni, attraverso un delicato arpeggio di chitarra, la voce appare potente nel susseguire una calda melodia. Da ricordare il chitarrista impegnato John Wedemeyer, bravissimo, a condurre tutta la band attraverso riff potenti, un pezzo d'apertura ottimo, che alla fine pare incendiarsi per il notevole tumulto armonico.
La voce di Becki, e' molto mutevole, quasi come se assumesse i toni di una tipica conversazione, e l'ascoltatore ne rimane catturato, anche perche' l'estensione e' veramente notevole.
Il pantheon orientale fa la sua prima comparsa in "Inside the dream", tipica cartolina con spezie, aromi, moschee del mondo islamico, arrangiato in modo tenue da Dave Gregory, che non ha mai calcato la mano, lasciando volare liberamente l'ego della Di Gregorio.
Vi sono toni epici nell'ultimo pezzo dell'album "The days of our ascent", un biglietto da visita verso un nuovo mondo, quello della percettivita', incredibilmente difficile da musicare. Di nuovo si eleva la chitarra di John Wedemeyer fine e devastante, originalissima nel duetto con il violino uno strumento impiegato varie volte in questo disco.
Ma ci sono anche rock tosti senza fronzoli come "On the edges now" ed "Among us" dove aleggia maggiormente lo spettro di Grace Slick, sospeso in una stanza oscura. L'uscita c'e' ma e' difficile da trovare.
"Godbox" e' una canzone infuocata, una richiesta di colloquio con Dio,robusta e nervosa, il lavoro che ha fatto Andy Partridge e' veramente notevole, qui la chitarra solista e' nelle mani di Dave Gregory, inusuale e violenta. Da non credere ,cosi' differente dagli XTC.
La canzone piu' dolce e' senz'altro "When you get home", un pop danzabile adattissimo come singolo, scarno che puo' essere anche inciso nella propria stanza da letto, quasi a voler dimostrare che la "music for fun" si puo' eseguire senza l'eccesso tipico delle discoteche moderne.
Una canzone solare e' invece "One in ten" immersa di nuovo nell'universo orientale, con il bridge pieno di carisma, e contornata da splendidi misconosciuti strumenti egiziani. Ti colpisce al cuore, come un pugnale, di nuovo il violino a far la parte del leone, un plauso al bravissino Don Lax; e' veramente una canzone sognante, astratta, e dimostra quanto puo' essere ricca una canzone scarna, quello che conta e' la profondita', e la voce di Becki..............cosi' particolare.
Il mondo femminile viene descritto in "Secrets" condotto da una sezione ritmica notevole, il basso usato come strumento a se', e chi e' la bassista , proprio lei Becki, notevole anche sotto questo punto di vista, un pezzo che vedo molto adatto al repertorio di Liz Phair, la storia di una donna dalla vita difficile.
Ho dovuto fare dei raffronti con altri musicisti, anche se lo ammetto, questo puo' sminuire il vero valore dell'album,infatti sono soltanto orme confuse in un gioiello sonoro come questo, lo ricordo il disco e' genuino, e almeno questo e' notevole nel panorama odierno del rock, dove tutto e' quasi una citazione.

lino terlati



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