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AFTERHOURS - Quello che non c'è (Mescal)

Tutto ciò che ha suoni neri sa di "demone" e, di "demone", inteso come "duende"(genio in spagnolo) , qui ce n'è forse più che nei precedenti album.
Ricordi che affiorano da fotografie sbiadite, acqua su cui camminare, riflettente alberi privi di vita,mentre un'alba apparente schiarisce quello che non c'è. Le stelle cadenti son state depredate di desideri da un uomo non immaginario. La gente sta male e Manuel lo grida con un'urgenza che non si trova da nessuna parte. Ci sputa addosso poesie fino a togliere il respiro anche a chi,come me,se ne sta tranquillo in balia dei graffi di un rock diffidente, disilluso,teso, ma che non trema e ti fa rimescolare il sangue...se te n'è rimasto. E cado giù,inizio a vedere le cose al contrario...
Manuel ritorna nella casa dove abitava da bambino, e chissà cosa trova in quei cassetti? La madre, bellissima, rideva...c'è una calma enorme e un pianto di una sensazione mai più provata.
Con occhi di fanciulla percepisco la sua antica innocenza, rivedo il nido lontano,sempre nel cuore... riaffiora quel sapore che mi proteggeva e piango con lui. Il ghiaccio ha ormai preso fuoco,la candela si è spenta,è buio,molto buio,così buio che potresti vedere dei pesci volare ed un angelo che ti lecca il cuore. Le atmosfere dirette,scabre,non prive di un lieve onirismo, creano una sensazione agro-dolce di forte impatto emotivo. Più le parole si incrudeliscono, più la musica e la voce si ammorbidiscono, probabilmente per farci comprendere meglio i testi,non semplici . La pellicola finisce,non si scattan altre fotografie e non mi resta che guardare fuori o guardarmi dentro...perché forse la chiave della Felicità esiste.

melissa mattiussi



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