ESTRA - Nordest Cowboys (CGD East West)
Ho conosciuto Giulio Casale per caso a Stereonotte, quando invitato dal mitico Federico Guglielmi presentò una scaletta mozzafiato: Iggy Pop, Lou Reed, Jeff Buckley, Nick Drake, De Andrè, PJ Harvey e John Parish, Diaframma ... Dopo una simile presentazione, non potevo non approfondire la conoscenza degli Estra, convinto perlomeno di trovarmi di fronte a sonorità in qualche modo appoggiate alla musica deliziante di quella trasmissione radiofonica (proprio il motivo del mio acquisto sarebbe poi diventato un motivo per non acquistarlo, vedremo). Nordest cowboys è sicuramente il lavoro che consacra la maturità artistica del gruppo veneto, un piacevole ruvido susseguirsi di tracce consequenziali, ognuna quasi la diretta prosecuzione dell'altra, insomma un Album. Nella canzone di apertura Signor Jones c'è tutto l'influsso del "protettore" degli Estra, Massimo Bubola - ehi, è un complimento -, immediatamente seguita dalla quasi title-track Nordest cowboy in cui gli effetti di studio "salvano" la voce di Casale che assomiglia troppo spesso a quella di Piero Pelù - questo non è un complimento -. Si procede con Drugo, la canzone che mi è piaciuta di più insieme a Will you be my love ?, finalmente liriche efficaci su una base grunge, mentre Vorrei sembra un pezzo dell'ultimo Fiumani. L'unica traccia fuori luogo è Broken down e non solo per il cantato interamente in inglese, poi l'ascolto ricontinua scurrile viaggiando per continui saliscendi a sprazzi illuminati, trascinandoci fino alla conclusiva emblematica Vieni : io sono pronto, io vengo a prenderti, vieni dentro e credi, ho una macchina che va, ho una notte e un'anima - la stessa anima "rubata" al Drugo ? -. Ma come commentare il CD senza impelagarsi nella continua diatriba sul rock italiano ? Difatti il solito interrogativo si insinua fraudolento nella mia cervice: ma non l'ho già ascoltato ? E' ancora una volta la mancanza di originalità, o come minimo la sensazione di mancanza di originalità, il limite dell'album, gustoso, ripeto, allettante di per sé. Ci si aspetta sempre qualcosa che va al di là del consueto, una costruzione completa che poggia sì su fondamenta stabili, ma che si sviluppa indipendentemente da esse, e si rimane puntualmente delusi ... Ok, siamo pronti a montare sulla macchina che va, la notte e l'anima hanno però il sapore di tante altre notti e tante altre anime, un sapore ahimé conosciuto ... Così la copertina, raffigurante i piedi dei componenti del gruppo che si allontanano in salto dall'asfalto, diventa l'ennesimo simbolo: non si poteva, quel salto, farlo un pò più alto ? giancarlo riviezzi |
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