i cd



NICK CAVE AND THE BAD SEEDS - No More Shall We Part (Mute)

Diciamo la verità. Dopo "The Boatman's Call" e i tre anni di silenzio che erano seguiti, tutti aspettavano il "nuovo Nick Cave" con una certa apprensione e non poche preoccupazioni. Cosa ci saremmo potuti aspettare? Un altro disco tutto sommato interlocutorio e deludente come il precedente? Sì, adesso si può dire. Dopo l'uscita di "No more shall we part" si può anche ammettere che il critico, tre anni fa, aveva cercato di salvarsi in corner, venendo meno una volta tanto al principio di obiettività che ne dovrebbe contraddistinguere il lavoro. Inutile fingere: "The Boatman's call" era un'avventura in tono minore, rispetto alla nutrita e goloriosa discografia caveana precedente. E nonostante la genrosità con cui se ne era parlato c'era il fondato timore che Cave avesse rinunciato una volta per tutte a quella vena ironica e violenta che permea di sé tutta la sua avventura musicale, a vantaggio di un tono dimesso, intimista e musicalmente pacificato che ne avrebbe rappresentato una dolorosa mutilazione.

Così, il primo ascolto di "No more shall we part" è andato via nella speranza di trovare tracce di quella proverbiale aggressività che rende i Bad Seeds l'espenza più cinica, violenta e catartica dell'intero panorama musicale mondiale. Quelle tracce, per fortuna, ci sono. "No More shall we part" è tornato ad essere a tutti gli effetti un disco di Nick Cave a tutto tondo, con grande sollievo di tutti.

Intendiamoci: non si sta gridando al capolavoro. "No more shall we part" non è il migliore episodio della carriera del crooner australiano, ma non ne rappresenta nemmeno l'apice negativo. È un disco medio per il nostro, quindi comunque superiore (parliamo di valori assoluti) alla stragrande maggioranza delle uscite discografiche dell'ultimo anno.

Cave si dona generosamente: 68 minuti di musica, capaci di suggestivi chiaroscuri, per un disco capace di recuperare grinta ed aggressività, sposandole con un songwriting più convincente e strutturato rispetto al passato più recente. Se dovessimo trovare un album omologo, nella carriera di Cave, indicheremmo "The Good Son". Stesso piglio orchestrale, stessa attenzione per gli arrangiamenti, uguale capacità di mischiare tracce aggressive ad altre meno violente, ma sempre di grande intensità emotiva.

Eppure anche questo disco non manca di presentare piccole novità, tracce di evoluzione, in un modo di fare musica che sembra refrattario a qualsiasi concessione alla moda. Sembra definitivamente cessato il contributo musicale di Blixa Bargeld, chitarrista rumorista, anima post punk dei Bad Seeds che furono negli anni '80/90. Il ruolo di Bargled, che tuttora è presente nella line up band ma rende un servizio effettivo soprattutto in fase di produzione e missaggio, è ora di Warren Ellis, l'estroso violinista dei Dirty Three, che talvolta prende per mano i brani e li accompagna in furiosi crescendo country/blues, come nel caso di "Hallelujiah" o di "Oh my Lord". Cave chiede ai Bad Seeds di crescere musicalmente al pari delle sue ambizioni e dei suoi sforzi. Lui sta decisamente imparando a cantare ( In"As I sat sadly by her side" pare di sentire Brian Ferry...), probabilmente questo significa che pretende dai Bad Seeds più qualità sonora, rinunciando ai rumorismi di inizio carriera. I risultati si sentono (e si vedono anche dal vivo) e non sono di poco conto, anche se chiedono sacrifici al sound abituale, storico, marginalizzando quindi il ruolo musicale di Bargeld a pochi episodi di scarsa rilevanza.

Climax dell'intero lavoro l'infilata di tre brani da brivido: la citata "Oh my Lord", "Sweetheart come" e l'epica "Sorrowful wife", probabilmente il brano più riuscito. Da segnalare anche l'ennesima convincente murder ballad "Fifteen feet of pure white snow" e "We came along this road" (scritta con il contributo dell'ex Bad Seed Barry Adamson). In mezzo, un paio di pezzi francamente brutti come "God is in the house" e "Gates to the garden"(una brutta copia, quest'ultimo brano, della "Henry Lee" di "Murder ballads"). A parte questi episodi meno felici "No More Shall We Part" è un disco decisamente positivo, che rassicura sulla capacità di Cave di rinnovarsi nella continuità e a riprova dell'affidabilità di questo autentico artista. Un album salutare.

"No More Shall We Part" è uscito in doppia versione. Chi ha acquistato il doppio cd troverà altre due tracce audio "Grief came riding" e "Bless his ever loving heart". Ma una bella sorpresa apparirà a chi avrà l'ardire di infilare questo secondo cd nel driver del computer...

giulio divo

LA BAND:
Nick Cave - Voce e piano
Mick Harvey - Chitarra
Blixa Bargeld - Chitarra
Thomas Wydler - Batteria
Martin P. Casey - Basso
Conwoy Savage - Organo
Warren Ellis - Violino
Jim Sclavunos - Percussioni
Kate & Anna McGarrigle - Cori





torna all'homepage



Created by Landscape
Per informazioni su Viceversa contattare viceversa@landscape.it
Copyright © 1996 Landscape srl.