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BUFFALO DAUGHTER - New Rock (Grand Royal)
Più che arrabattarsi a discutere per l'ennesima volta se può esserci davvero qualcosa di "nuovo" nel rock, conviene abbandonarsi ai ritmi freschi e spezzettati di questo cd. Che fluisce via con genuino spirito rock'n'roll, attingendo un po'dovunque a quanto di "nuovo" è accaduto sulla faccia della Terra da Bill Haley ad oggi. Così, ci si trovano folate di elettronica tedesca alla Kraftwerk (quelli più abbordabili) e inglese alla Human League, un pizzico dei Talking Heads ai tempi di "More Songs for Building and Food", sprazzi di soundtrack per telefilm anni '60, rumori industriali e voci aeroportuali, molte idee che già furono espresse dagli indimenticabili Devo (nell'anno di grazia 1978), senza dimenticare la lezione degli Art Of Noise e quella più recente dei Chemical Brothers. I tre giapponesi Buffalo Daughter, mischiando fin dal '93 con abilità e maestria del campionamento questi ingredienti sono stati messi sotto contratto dall'etichetta dei Beastie Boys e dunque qualche motivo ci sarà. Personalmente, trovo davvero divertenti brani come "Great Five Lakes"(non a caso scelto come singolo), con il suo andamento acid-jazz e quei coretti demenziali stile Coconuts e "Socks and Drugs and Rock'n'Roll" che suona come i Kraftwerk riletti dai Sonic Youth, il minimalismo kingcrimsoniano di "Super Blooper" corredato di voci alla Mamas and Papas, e lo strascicato soul-blues di "Sad Guitar". Davvero irresistibile poi, il guitar-twist di "Sky High" e "Jellyfish Blues", tra Duane Eddy e i B 52's. Ma da qui a gridare al capolavoro, ce ne corre. Tutto sommato, un gradevole disco per un'estate di fine millennio, a patto che nella musica non cerchiate percorsi ben definiti e lineari. paolo redaelli |
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