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MODENA CITY RAMBLERS - Terra e Libertà - (Black Out)



Il terzo album dimostra che la band emiliana sta crescendo e, anche se le radici sono saldamente ancorate alla tradizione irlandese, possiamo felicemente osservare che il gruppo non si è accontentato dei successi degli esordi, andando ad esplorare situazioni musicali che vanno dalle sonorità nordafricane a quelle latine e sudamericane. Terra e Libertà ( il
richiamo al celebre film di Ken Loach non è casuale) è intriso di tradizione sudamericana e i riferimenti alle lotte di queste
popolazioni, e alla loro lettratura, si sprecano.
Il gruppo modenese rappresenta ormai per l'Italia quello che sono stati i Pogues in Irlanda e i Manonegra in Francia, e anche se a loro manca una figura carismatica come Shane McGowan o Manu Chao le loro ballate riescono sempre a toccare le corde del nostro cuore.
I due cambiamenti più evidenti sono la comparsa delle uillean pipes di Massimo Giuntini e la scomparsa del dialetto nei testi, inoltre Cisco, album dopo album,sta sviluppando un cantato personale ed originale.
Dolci splendide ballate (Remedios la bella, Qualche Splendido Giorno e L'amore ai Tempi del Caos) si alternano a brani dal ritmo incalzante come Macondo Express, Il Ritorno di Paddy Garcia, Il Ballo di Aureliano, Transamerika, che ricorda il viaggio del Che attraverso l'America latina, e Cent'anni di solitudine, e ad episodi dove è la malinconia a farla
da padrone come nel caso di Lettera dal Fronte e Don Chisciotte.
Un album da ascoltare andando a scoprire anche la cultura che lo ha generato.

giorgio baratto



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