i cd



RADIOHEAD - Hail to The Thief (Emimusic)

La scelta di recensire "Hail to The Thief" dopo la prima esibizione italiana dei Radiohead è qualcosa di più di un semplice attacco di pigrizia. È la conferma che il loro lavoro ha sempre e comunque bisogno di essere sufficientemente metabolizzato per poterne evidenziare pregi e lacune, è la prova che la creatività del gruppo di Oxford non può essere disgiunta dalle performance live che ne rappresentano da sempre la caratteristica più saliente.
"Hail to the thief" è il capolavoro annunciato. È il cd che dovrebbe restituire alla musica rock dignità e trasparenza d'intenti. Non è un disco ma un evento. E come tale è stato trattato da tutte le riviste specializzate e non, più impegnate a descrivere a noi stessi la lettura sociologica della realtà radioheadiana piuttosto che dirci se questo disco è bello o brutto. Cercare di definire l'essenza sociologica di un gruppo non è esattamente il compito che ci si aspetta in una colonnina di recensioni: va da sé che lo scompiglio che i Radiohead hanno creato nel recensore non è di poco conto. Si tratta infatti di un gruppo eccezionale (nel senso letterale del termine) uno dei pochi a riuscire a mettere d'accordo critica e pubblico contemporaneamente. Se poi parte del pubblico continua a comprare dischi dei Radiohead nella speranza di trovarsi di fronte ad un nuovo "OK Computer" o "The Bends", questo è un altro discorso.
I Radiohead hanno sviluppato la trama di "Hail to the Thief" cercando probabilmente di coniugare linguaggi rock e trance come mai prima d'ora. Post modernità e modernità tout court: il lavoro è meno frammentario di quello (pur eccezionale) di "Kid A" e "Amnesiac", ma anche meno ricco di suggestioni, di perle assolute, di alzate improvvise che - da sole - valgono il prezzo dell'intero cd. Nei 57 minuti, quindi, si alternano cose buone (2+2=5, Sail to The Moon, Sit Down Stand Up, There There - il capolavoro) e cose meno buone (The Gloaming, Myxomatosis, I will, a punchup at a wedding), tutte comunque giudicabili, tutte chiare e distinte e non sepolte dalla marea montante dell'elettronica, che tutto nasconde e tutto enfatizza. Sono canzoni, alla fine.
Ecco perché "Hail to the Thief" va considerato (per la prima volta, forse, dopo "OK Computer") come un disco a pieno titolo, un lavoro unitario ed onesto nella sua semplicità. I Radiohead affrontano, per la prima volta dal loro capolavoro, il mercato a viso completamente scoperto. Probabilmente era necessaria una pausa di un lustro per riuscire ad allontanarsi da quella pietra miliare, per comprendere di poter fare altro ed essere altro. I Radiohead sono riusciti, con coraggio e mestiere, a non farsi schiacciare dal peso dei propri capolavori. E questo lavoro lo testimonia pienamente, con i suoi vizi e le sue virtù. (voto 7,5)

Track list:2+2=5 - sit down stand up - sail to the moon - backdrifts - go to sleep - where I end and you begin - we suck young blood - the gloaming - there there - i will - a punchup at a wedding - myxomatosis - scatterbrain - a wolf at the door

giulio divo



torna all'homepage



Created by Landscape
Per informazioni su Viceversa contattare viceversa@landscape.it
Copyright © 1996 Landscape srl.