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GLENN BRANCA - Symphony n.5 (Felmay)
L'idea è più o meno questa. Aprite una porta e vi trovate proiettati in una specie di quarta dimensione (il sottotitolo del disco è "describing planes of an expanding hypersphere") dove al posto del noise quotidiano (rumori di strada, radio e/o tv bercianti, vostro figlio che urla, ecc.) vi si para dinanzi alle orecchie un continuum sonoro prodotto da un ensemble di sette chitarre più due bassi (tastiere e batteria sono un di più). Un vero e proprio muro del suono. Sulle prime restate sorpresi, potremmo anche dire infastiditi. Non rientra nei vostri cliché. Ma un attimo dopo ne siete già incuriositi e ben presto rapiti e affascinati. Pur se registrata nel 1984, questa musica infatti conserva intatta ed inalterata la furia iconoclasta delle origini. Negli anni successivi il rock "sonico" farà tendenza e riempirà le pagine dei giornali, non solo specializzati, ma il nome del capostipite Glenn Branca sarà destinato a comparirvi solo e sempre di sbilenco e i suoi lavori apprezzati da una ristretta cerchia di adepti.
Questa Symphony n.5, suddivisa in sei movimenti, rappresenta uno dei culmini dell'arte compositiva di Branca. E'musica dall'effetto catartico, capace di liberare e nello stesso tempo acquietare il mostro che c'é in noi: crea dei muri e poi li abbatte, comprime e poi espande il suono, liberandolo verso dimensioni inusitate ed originali. Un'esperienza sonora da non perdere. Ora che le vostre orecchie sono state ripulite per bene, avete qualche speranza in più di riuscire a sopravvivere al sound del quotidiano. piercarlo poggio |
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