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GEORGE CLINTON - Greatest Funkin'Hits (Capitol)


George Clinton (nessuna parentela con Bill e neppure con Roger, l'Elvis dei poveri) è, senza mezzi termini, il padrino della musica funky. Con i Funkadelic prima, i Parliament poi ed ora con i P-Funk ha attraversato tre decenni di musica nera lasciando un'impronta indelebile anche su molte bands contemporanee. Tra i tanti che gli sono debitori, citiamo a caso i Red Hot Chili Peppers, di cui produsse il fulminante esordio. E poi quasi tutta la cultura hip hop. Probabilmente anche sua maestà Prince gli deve qualcosa.
In questo "Greatest Funkin'Hits" sono raccolte dodici tracks che evidenziano il boss al meglio della forma, a partire dalla gustosa copertina che si caratterizza per quell'eccesso stravagante tipico dei neri e rimanda a certe atmosfere glamour anni Settanta, anche se c'è il televisore da polso da un pollice a ricordarci che siamo nei Novanta.
Clinton si fa accompagnare in questo album da alcuni esponenti del "movimento" che lui stesso ha contribuito a creare: Coolio nel remix di "Atomic Dog" ribattezzato "Dogs Of The World Unite", Ice-Cube in "Bop Gun" che parte da cadenze gospel per diventare un vero e proprio inno-rap, Q-Tips, Busta Rymes, Ol'Dirty Bastard e i fedeli P-Funk in "Flaslight". Brano migliore, secondo me, la "Mothership Connection Starchild", dall'incedere incalzante e ritmato dai fiati (credo che sarebbe piaciuta a Sun Ra, uno che di cosmo se ne intendeva) e che ha pure un'appendice come bonus track, "The second coming" a ribadire la venuta del figlio delle stelle. Solito appunto: dove sono i testi per capire qualcosa di questa elegia stellare rap?
Un album, questo, che può suonare risaputo ad orecchie abituate ormai ad un decennio di hip-hop, ma sicuramente utile per capire da dove viene tanta musica nero di oggi. Il debito è pagato, Papa George.

paolo redaelli



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