GANG
Ritorno a casa




GANG Intervista

Dopo la trilogia del viaggio i Gang sono ritornati alla casa del rock'n'roll con un album, Fuori Dal Controllo, intenso come non mai che viene presentato in concerto in maniera esplosiva, grazie alle tre chitarre presenti sul palco. Se pensate che il rock sia morto, ascoltate (e vedete) un concerto live del gruppo marchigiano per ricredervi. Una tappa del tour estivo si è svolta a Cosenza, un'occasione ghiotta da non lasciarci sfuggire, per chiacchierare con Marino Severini, uno dei personaggi piu intelligenti della scena italiana. Logico non parlare solo di musica.
In questi anni di affermazione dei suoni elettronici, voi ve ne uscite con un disco di poderoso rock'n'roll. Ci puoi spiegare le ragioni di questa scelta coraggiosa di andare controcorrente?
Sai, il cuore dei Gang è stato sempre rock, e dopo avere trascorso sei anni per ritrovare I'anima popolare del linguaggio espresso nei tre album: Le radici e le ali; Storie d Italia e Una volta per sempre", abbiamo pian piano ritrovato lo spirito guida del rock'n'roll che e quello della cultura popolare. Così è nata in noi un'esigenza di ritornare nel garage, a quella forma mitologica di rock fondata su chitarra, basso e batteria e a quella energia molto primordiale. diretta ed efficace che questa musica esprime.
Allora Fuori dal controllo è come un nuovo disco d'esordio, un ripartire?
Sono d'accordo con questa tua analisi, effettivamente è stato come ripartire di nuovo, abbiamo riscoperto la dimensione della band, vissuta in modo totale e non solo in brevi periodi come può essere quello di un tour, o il lavoro di sala d'incisione. Per questo siamo tornati a casa non solo metaforicamente, abbiamo osservato con attenzione la scena rock delle Marche, e lì abbiamo trovato la nuova sezione ritmica: Paolo Mozzicafreddo alla batteria e Francesco Caporaletti al basso, ricostituendo una Gang marchigiana.
Due sono i temi predominanti di Fuori dal controllo: l'eresia ed il tempo. Tempo che deve essere liberato, che bisogna riprendersi.
Tutto fa sempre parte dello spirito guida del rock'n'roll, e del suo linguaggio che ha sempre cercato di modificare il tempo, anche fermandolo. E' la cultura dell'adolescenza, dell'eterno bambino, e da questo punto di vista resta ancora oggi, un tema importantissimo. Una problematica umanista sulla quale la cultura del rock'n'roll può dire ancora molte cose.
Ancora una volta un disco che si schiera. Passata la sbornia delle posse, siete rimasti in pochi a dire le cose come stanno.
Ho sempre pensato ai Gang come ad un gruppo organico, una realtà che non ha mai trovato forme istituzionali di rappresentanza, di delega ecc. La cultura popolare del rock ha necessità di esprimere quali sono i suoi bisogni, i propri pensieri sulla realtà che la circonda. Se questo è anche politica ben venga, è un modo per esprimere tutto questo attraverso la politica. Certamente i Gang delimitano un altro confine, che non è quello di arrendersi davanti ad un progetto, tra i più pericolosi in atto in Italia, che mira alla trasformazione di ciò che resta del proletariato e anche della borghesia, per far sì che tutto diventi un'unica, grande classe media. Questa è la "Repubblica Presidenziale", il terrore, da sempre, della sinistra che oggi è realizzata da una parte di essa. Ben venga allora il rock, così come l'eresia, una minoranza che sappia trovare un ruolo nuovo, un'altra identità, senza rinnegare mai il proprio percorso ricco ed utile ad un'Italia che ha paura di affrontare il proprio futuro. Parafrasando il titolo del disco d'esordio del Circo Fantasma che recita Ninna nanna per la classe operaia, mi pare di poter affermare che il proletariato si è adagiato su questa sorta di destino fatale preparato da altri, finendo per scomparire proprio ora che la sinistra è al potere.
La classe operaia è diventata un "fantasma". Secondo me c'e stato un processo di cui noi abbiamo già parlato in Le radici e le ali: una classe operaia che stava per perdere il proprio ruolo, invece di ritrovare se stessa nelle radici della cultura contadina, svendeva una grande identità, soprattutto storica, ai valori dominanti che venivano da una classe media. Da qui l'omologazione, la società dei consumi che rappresenta ancora oggi un gran pericolo perché si andrà incontro alla radicalizzazione di certe posizioni che verranno dagli esclusi, non solo rispetto a questo paese, ma rispetto al pianeta Terra, visto che le dimensioni oggi sono più piccole, o meglio piu vicine.

In fondo viviamo già in quella Cosmopoli, oggetto di una delle vostre canzoni.
L'appuntamento storico che aspetta oggi quello che resta della classe operaia, è proprio quello di realizzare un miglioramento per avere una progettualità più ampia, perché il mercato oggi e planetario. Ma deve anche riuscire a superare i propri limiti, e per farlo ha bisogno di un retroterra, un percorso che le appartiene: quello della cultura contadina che ho già citato, ma anche quello del cristianesimo.
Parlami di quest'aspetto. La canzone Dopo la pioggia, una delle più belle del vostro repertorio, racconta la storia del sacrificio di S. Maria Goretti.
Secondo me il rapporto con la cultura cristiana, che è una radice forte non solo della classe operaia ma di tutta la cultura umanista, è anche parte del rock'n'roll. Ricordo il concerto di Bologna di Patti Smith ed il gran casino che successe quando lei iniziò con una base che riportava la voce di Papa Luciani. Allora ci fu una grande incomprensione da parte di quello che era il "movimento ", la sinistra del periodo '77 in Italia, cosa che si trascina ancora oggi. Rispetto al grande processo d'emancipazione che si è verificato nel cristianesimo, c'e superficialità. Il caso delle donne, più che di Maria Goretti, è indicativo. La loro emancipazione è passata attraverso il cristianesimo, perché questo ha rappresentato la prima rivoluzione culturale che ha richiesto il sangue delle donne, non più per assicurare la prosecuzione della specie, quindi un sangue naturale, ma per garantirne l'affermazione come identità culturale. Su questo c'e una grande storia, una grande epopea dell'emancipazione delle donne, che anche la cultura femminista degli anni settanta non ha rivalutato. Oggi qualcuno lo fa come Ida Magli che ha scritto un bel libro dal titolo "Storia laica delle donne religiose".
Tutti questi eretici che popolano Fuori dal controllo (don Giuseppe Puglisi, Davide Lazzaretti, Ilaria Alpi), a cosa servono? 0 meglio, c'e ancora bisogno d'avere personaggi "contro", figure che si immolano per il bene comune?
Io penso che la questione più grande, che è planetaria e non vale solo per l'Italia, proprio per una serie di trasformazioni che sono ancora in atto, vede da una parte il bisogno di partecipazione in termini individuali, la concentrazione d'attenzioni sul singolo, dall'altra però c'e la coscienza che oggi tutte le relazioni sono più vicine e tutto dipende dall'altro al quale ci si rapporta. D'altro canto, in mezzo manca qualcosa che faccia da ponte fra queste due esigenze, quella che un tempo si chiamava "dimensione del sacro" e che oggi va laicizzata. Quindi tanti altri linguaggi, tante altre culture potrebbero colmare questo vuoto. Io penso che la risposta vada cercata proprio in mezzo, dove ritengo si trovino dei percorsi individuali. Spero che la sinistra sappia cogliere l'importanza di questi percorsi non più nelle grandi masse ottocentesche, proprio perché possono fornire, se non una risposta, in ogni modo un tentativo d'analisi, d'approfondimento e riflessioni su alcune scelte "forti". Il problema è che oggi in Italia non si fanno piu delle scelte, i giovani fanno delle vite in prova così non nasce in loro il senso di responsabilita. E non c'è più la possibilita di sbagliare, non ci è riconosciuta culturalmente.
Allora c'e bisogno di una nuova rivoluzione?
Certo, ma non con i mezzi usati negli anni settanta, né con quei linguaggi e quelle analisi che, di fatto, ci hanno fatto perdere una guerra. Perche c'è stata una generazione in guerra che è stata sconfitta, quindi è inutile proporre alle nuove generazioni dei modelli sconfitti.

Come vedi il ritorno in Italia di Toni Negri?
Al concerto che abbiamo fatto di spalla a Ligabue, a Roma, davanti a 40.000 persone l'ho salutato dandogli il bentornato, in un silenzio generale ho costatato che i giovani non sanno chi è Toni Negri. Quindi scopriamo che c'è un vuoto ancora più grande in questi ultimi anni nei confronti di figure centrali della nostra storia moderna. E per andare avanti bisogna sapere non solo chi è Toni Negri ma anche quello che è successo in Italia negli ultimi anni. Perché se manca la consapevolezza del passato resta solo la paura di affrontare il futuro perché ci si sente impotenti.
Torniamo alla musica. I Gang sono sulla scena da tanti anni, quindi possono autorevolmente dirci cosa manca al rock italiano per mettersi alla pari con il linguaggio classico della musica italiana.
Innanzitutto, le nuove generazioni devono trovare nel rock un linguaggio con il quale poter comunicare, crescere ecc. i famosi "percorsi di rivelazione", come si chiamavano un tempo. Io però voglio usare una parolaccia che non piace alla gente del rock, vale a dire che tutto deve essere considerato un lavoro. Questo significherebbe per la prima volta un riconoscimento al diritto al lavoro in questo ambito, una legislazione per un mercato del lavoro che coinvolge migliaia di persone che non hanno sindacato, né alcun tipo di tutela. Perché non ci sono solo i musicisti, ma anche fonici, tecnici, macchinisti. Ci vorrebbe una progettualitànuova che consenta ai giovani di trovare delle sale prova gratuite, supporti finanziari per accedere agli studi di registrazione a costi minori, la realizzazione sul modello francese di auditorium gestiti dagli amministratori pubblici nei comuni con poco più di 10.000 abitanti, ecc. Tutta una serie di cose che innanzi tutto diano la giusta dignità culturale che spetta al rock. Inoltre, dovrebbe essere facilitato chi intende esprimersi secondo un linguaggio diverso dai canoni "ufficiali" della musica italiana.
Un lavoro, questo, che dovrebbe svolgere il famoso ministero della cultura
Veltroni e l'uomo giusto al momento per fare da bersaglio, perché lui alza il tiro, fa delle promesse, ma poi, di fatto, si fa fotografare insieme ai miliardari della musica, per guadagnare in immagine. Però, se tutto I'ambiente del rock riuscisse a far entrare le proprie idee progettuali nel lavoro del Ministero, sarebbe già un grosso risultato, e per noi che lavoriamo duramente da tanti anni significherebbe lasciare un'eredità alle generazioni future.
Due parole sul processo che vi vede imputati per il testo di "Duecento giorni a Palermo" una storia della quale nessuno parla.
Tutto intorno c'è un silenzio totale, specialmente da parte di quei giornalisti che per anni ci hanno spinto a prendere delle posizioni precise e poi, di fatto, quando è venuta fuori questa storia spiacevole, si sono dileguati. Primi fra tutti quelli musicali, l'ordine dei giornalisti musicali non ha preso una posizione, e questa è stata una delusione, per non parlare dei quotidiani tipo Repubblica, Il manifesto, L'Unità. Su questi giornali non è stata scritta nemmeno un riga. non dico in difesa dei Gang, quanto per spiegare la situazione, visto che per la prima volta in Italia un Senatore della Repubblica arriva a denunciare un autore per il testo di una canzone.
E come pensi che andrà a finire?
Spero che finisca in prescrizione, visto che sono quasi tre anni che il processo va avanti, nonostante i tentativi fatti per convincere sia Russo che Sanfilippo a ritirare la denuncia.

Eliseno Sposato



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