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ENZO FAVATA - Ajò (Felmay)
Favata, sopransassofonista giovane, ma sperimentato, firma un lavoro che un tempo si sarebbe definito militante. E'un progetto ben preciso, che ha per tema il viaggio. E i viaggi non sempre sono di piacere. Anche in Sardegna per molti e per molto tempo varcare l'oceano ha rappresentato l'unica opportunità per modificare la propria condizione sociale. Di là c'erano le Meriche. L'aspettativa di qualche soldo in più e di un'esistenza meno precaria. Ajò (parola che in sardo é un invito alla partenza) ci racconta alcune storie di questi emigranti. Anzi le evoca, perché per fortuna di parole nel disco non c'è traccia. Meglio così. Sarebbero inutili. Meglio stare zitti e imbracciare il sassofono. Giorni di mare e di lontananza passano in queste musiche dai suoni nitidi e pacati. Se ne stanno lì sospese a mezz'aria, come i sogni sopra i bastimenti perduti in mezzo all'Atlantico. Il bandoneon dell'argentino Dino Saluzzi, ospite davvero speciale, coglie perfettamente il clima dell'opera. Mai invadente, sempre pronto ad accennare, a sottolineare, a drammatizzare anche (in La nave). I compagni abituali di Favata, Federico Sanesi alle percussioni, Salvatore Maltana al double bass e Marcello Peghin alla chitarra (pregevole il suo tocco in Beyond, probabilmente il brano migliore) fanno al meglio la loro parte, in piena comunanza d'intenti con il leader. Il quale, almeno in questo lavoro, preferisce mettere in mostra più le sue capacità compositive che non quelle solistiche, mostrandosi fin troppo discreto e parsimonioso col suo strumento. D'altronde, come dargli torto? Il sax soprano ha un passato così carico, una storia così ingombrante, da John Coltrane a Steve Lacy, Evan Parker e John Surman, che la brutta figura è sempre in agguato. Favata lo sa e, con la modestia che gli è propria, in questo istante starà certamente soffiando nel suo sax in attesa dei prossimi esami.
piercarlo poggio |
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