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THE BEVIS FROND - What did for the dinosaurs (Woronzow)



Sono loro gli ultimi psichedelici, come i dinosauri a cui fa riferimento il titolo? Le credenziali, del resto parlano chiaro: Bevis Frond appartengono alla stessa schiera di Jefferson Airplane, Spirit, Blue Cheer, nomi ormai dimenticati nella polvere del tempo, ma non nelle discografie degli esploratori della primordiale giungla sonora.

Il grande talento di Nick Saloman, alchimista di suoni eterogenei guida questo disco, il sedicesimo di una lunga carriera non fortunata come meriterebbe. Fanno tutto in tre, con qualche piccolo aiuto da parte di amici: Saloman (chitarra, synth, tastiere, voce), il bassista e chitarrista Adrian Shaw (già con Hawkwind, Crazy World Of Arthur Brown e Deviants. Se i nomi non vi dicono niente, vi serve un ripasso urgente della storia del rock...) e il batterista-percussionista Andy Ward. Ci sono però anche le influenze del punk (ascoltate "Breathe Out, tra Elvis Costello e Joe Jackson con le chitarre dei Clash), del blues, del folk (Lost Soul's Day") con una certa attitudine alla Led Zeppelin nell'armonizzare parole e suoni. Devono aver ascoltato anche parecchio Neil Young ("Dustbins in the rain"), un po'di Byrds ("Silver Dart") e Todd Rundgren e sentirsi parecchio fuori posto in un mondo come questo in cui la creatività musicale sembra scomparsa, dopo la dipartita prematura di Frank Zappa.

Ragion per cui gridano la loro diversità, come nell' iniziale mini-suite omonima in "What did for the dinosaurs?" ("mi sono svegliato/da un brutto sogno/le mie ossa venivano ricomposte/nel museo di un liceo") usando l'elettronica con intelligenza ("Return of the Stylites") in un disco dominato da squisite sonorità retro (l'organo maestoso, quasi wakemaniano, di "Our Number", la decisamente byrdsiana ("Silver Dart" e "Yo-De-Lo" che ricorda i primi Animals. "Breathe Out" tra Costello e Jackson, con le chitarre dei Clash.

Che fare dunque per questi dinosauri? Ascoltare, forse, le loro urla prima che siano estinti definitivamente. Un disco extralarge (dura ben 77 minuti per 18 brani, una vera overdose) che non vi farà pentire, se amate la musica senza pregiudizi. Lasciatelo scorrere e la musica sgocciolerà piano dentro di voi.

paolo redaelli

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