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CHEAP WINE - Crime Stories (autoprod.)
I Cheap Wine rappresentano un caso davvero a parte nella musica italiana. Cantando rigorosamente in inglese,
autoproducendosi, si sono conquistati l'ammirazione di Steve Wynn e apprezzamenti anche in America
(intesa non solo come Stati Uniti), rimanendo fedeli ad un rock'n'roll heart che ormai quasi non esiste
più, schiacciato tra le sonorità electropop, e le velleità cantautorali che dominano l'odierno panorama italiano.
Dagli esordi acerbi ma interessanti di un disco come "A better place" come eccoli adesso al terzo lavoro, "Crime Stories" un album di racconti oscuri, ravvivati dalla luce malata di un rock che attinge a Lou Reed come agli Stones (sentire l'attacco dell'iniziale "Dream Seller" per credere). Cheap Wine cercano ispirazione nella cronaca nera per raccontare storie di vita quotidiana, ma non scavano nella spazzatura come molti giornalisti di casa nostra. Il loro approccio assomiglia piuttosto a quello di un James Ellroy, in campo letterario, o a quello dei Velvet Underground, primi a cantare l'assunto "c'è del male nella bellezza, c'è della bellezza nel male" I vertici assoluti li toccano nella lenta ed inquietante "Murderer Song" che piacerebbe a Nick Cave o in "Temptation", impreziosita dal violino di Alessandra Franceschetti, ma in generale tutto l'album è una lama affondata al cuore dell'indifferenza. Certo, non c'è traccia d'Italia nella musica dei CW, che pure provengono tutti da Pesaro. Ma forse è giusto così. Merita una segnalazione, poichè degno delle migliori produzioni, il booklet interno opera di Francesco "Zano" Zanotti che oltre ad essere il batterista del gruppo, è anche un bravissimo disegnatore. Roberto Rizzo |
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