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COLOUR THEORY - Tuesday Song


Se Gurdijef fu il primo ad applicare la teoria del colore come metodo curativo, il californiano Brian Hazard lo ha fatto con la musica ed infatti i suoi pezzi possono essere definiti piccoli quadri di un'esposizione personale. Tu puoi scegliere l'angolazione, dargli la luce che vuoi, mettere gli occhiali tridimensionali che vuoi ed interpretare come vuoi quelle tinte. Il fondo di tristezza rimane evidente. Il primo album ("Sketches in the Grey") pianistico, intimo, con pochi interventi strumentali, ancora acerbo faceva comunque intravedere cosa sarebbe avvenuto col secondo grande lavoro di questo Matisse del rock. Infatti "Tuesday song" è un grandissimo disco, per niente cerebrale, ma profondo. A parte un piccolo aiuto da amici Brian ha fatto tutto da solo, rivelando una doppia anima e una tecnica strumentale invidiabile.. Forse la copertina vuole svelarci la nostra natura che è sempre doppia. Un uomo nudo davanti, nel retro una donna nuda vista di schiena. Vengono alla mente le cose più deliziose di Black, o dei Divine Comedy, ma anche il migliore Momus. Certo, Brian è americano, ma i suoni di questo album sono molto inglesi.Ascoltare per credere.Vera pop art messa in musica. Litanie per nutrire l'anima.Torturata malinconia che predomina il pentagramma. Consigliato.



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