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CODY CHESNUTT - The Headphone Masterpiece (Ready Set Go!)

Un album fatto in casa, letteralmente. Registrato in casa, su un quattro piste, suonato quasi per intero dal titolare. Per arrivare da Los Angeles in Europa ci è voluto un anno intero, e c'è voluto l'interessamento promozionale di un gruppo sempre meno off dell'hip hop, i The Roots. Così, comparire con la reinterpretazione di un suo brano nei palinsesti di Mtv, è stato il missile capace di sparare Cody ChesnuTT nella caotica bagarre della musica dei grandi.
"The Seeds", singolo in heavy rotation di questi tempi, non deve comunque averlo turbato più di tanto. Tanto più che la sua "The Seeds" somiglia poco a quella hip hop dei suoi concittadini.

Poi, sarà stato per questioni di budget, ma "Headphone Masterpiece" è l'esibizione più autentica del lo-fi, spartano al limite del demo-tape. Si parla di rock anni '60, di musica nera, anche, ma sulle radici americane prevale il rock/pop inglese. C'è di tutto, in 36 brani e due cd, ma non deve ingannare la mole. Bisogna figurarsi una scrivania ingombra, o una bacheca affollata. Le pagine musicali di "Headphone Masterpiece" sono per un buon numero pagine strappate, stralci, fogli volanti e appunti sistemati a caso fra le canzoni vere. Un collage caotico di schizzi, frasi troncate a metà, versi solitari di poesie o di poemi prossimi o perduti. Brani di pochi secondi, sotto il minuto, o sotto i due minuti, a frammentare un album che comunque non ha nessun ordine. Le canzoni complete invece sono 20, dagli stili diversi, dominate da una chitarra elementare e da un'elettronica altrettanto minimale.

I toni sono sgranati, popolari, nell'immaginario comune si definirebbero giamaicani, o cubani.. Anche se "No One Will" è la canzone che Craig David avrebbe sempre voluto saper scrivere, e interpretare. Anche se sprazzi di ghetto nero anni '80 ce n'è in quantità, senza che ne soffra il profumo da primi anni '60, quelli poveri, fuori dal tourbillon di propaganda e reazione.
Il primo volume di "Headphone Masterpiece", in coda, mette il carico che dà le dimensioni di quest'album sconcertante e straordinario. L'invenzione, il coraggio, la fantasia producono "She's Still Here", un gospel nello spirito e nel legame lontano con l'organo, unico strumento ad affiancarsi alla voce.
Seguono "Can We Teach Each Other", un'altra dolce creatura di musica elementare, e "The World Is Coming To My Party", ipnotica, solida, forte. Ma sono il complesso di idee appena accennate, di strappi, di fiammate appena intraviste, che circondano senza criterio canzoni adulte e complete, a fare l'opera. Come vialetti e parchi curati, che danno lustro e vivibilità a case basse e ben rifinite.
Anche se l'immagine del quartiere non regge molto, visto che ciascuna casa ha il suo stile, a quanto pare volutamente difforme da quelle vicine. Per non annoiarsi, anche senza acrobazie e virtuosismi.

fabrizio roych

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