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CARAVANE DE VILLE - Metropolis (Mescal)

Bel nome, evocativo, a metà tra Santana e le storie gitane del mitico Willy (che fu prima di tutto Mink). In realtà queste sono solo suggestioni personali perché i Caravane De Ville hanno poco a che vedere con l'uno e con l'altro. Siamo piuttosto vicini ai climi dei Modena City Ramblers, e dei Pogues con in più la stupenda voce femminile di Sara Piolanti che ricorda i timbri di Alice, e a tratti quelli di…. Milva ai tempi d'oro. E'musica di frontiera, tra la via Emilia e il West, quella che esce da questo album d'esordio, che si annuncia intrigante subito, dalle prime battute di "Porte dell'Ovest" . I Caravane de Ville recuperano in modo intelligente la tradizione folk e popolare in chiave moderna, con chitarroni alla Calexico (Giovanni Rubbiani, Erik Montanari) che costeggiano canzoni spruzzate generosamente di malinconia, mentre batteria e percussioni africane e povere (Michele Mazzieri, Kaba) stendono il tappeto ritmico necessario e indispensabile. E il violoncello di Deborah Walker è capace di toni descrittivi insuperabili.

Metropolis è (forse) New York, ma potrebbe essere qualunque città un po' più grande del solito, dove può volare un piccione come quello della copertina, dove raccogliere storie di vita quotidiana delle quali sono protagonisti di volta in volta una Lola (che corre), un Mister Paco, un Vecchio Bernie, una Lady E e un re (serpente). C'è posto anche per la cover-omaggio, Clap Hands di Tom Waits che siamo sicuri sarebbe apprezzata dal lupo solitario di Pomona, una delle gemme di "Rain Dogs" resa molto bene nel suo pathos dalla voce di Sara, che adesso assomiglia a quella di Chrissie Hynde dei Pretenders. Per cui, che aspettate ad unirvi alla Carovana? Io sono già partito.

paolo redaelli



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