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NICK CAVE AND THE BAD SEEDS The Boatman’s Call (Mute Records)
Cave è l’artista che più ha incarnato le contraddizioni e i tormenti degli anni Ottanta, tra poesia maledetta e urgenza rock. Ora che i Novanta volgono al termine, il solitario australiano si propone come uno dei songwriter più carismatici che dominano un mondo spesso effimero e mercantile.
Ne è ulteriore conferma, se ce n’era bisogno, questo splendido The Boatman’s call, inciso con i fidi Bad Seeds (più una propaggine musicale delle invenzioni del leader che un gruppo di accompagnamento), un album che ricorda le cose migliori di Leonard Cohen e Jacques Brel, dominato da una voce piena, malinconica e profonda, che narra le consuete storie di ordinaria follia, di disperazione e catarsi. E’un lavoro non certo fatto per la radio: da ascoltare nel buio, in silenzio, lasciando che la musica parli al cuore. Poesia che incontra il suono e diventa una forma di espressione totale: un pianoforte, un violino (Warren Ellis dei Dirty Three, ormai in pianta stabile nei BS) che tracciano i loro ricami intorno a versi di straordinaria potenza. Se pensate al primo ascolto che i brani si assomiglino tutti, rimettete il disco da capo. E poi ancora ed ancora, perché questo non è un album da consumare in fretta. Va assaporato lentamente, come un buon whisky, che riscalda l’anima quando fuori tutt’intorno è pioggia. E Francia. paolo redaelli Mi piace, lo compro |
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