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GARBO - Blu (Mescal)

Osanniamo (peraltro giustamente) David Bowie, ma ne abbiamo uno in Italia e non sappiamo valorizzarlo. Se così fosse, questo "Blu" di Garbo sarebbe già volato in cima alle classifiche, dominate da prodotti molto meno originali. Invece questo album che esce dopo un lungo silenzio di un'autore sensibile e raffinato, un rocker con una squisita anima pop, rimarrà probabilmente oggetto di culto. Eppure, il disco avrebbe tutte le caratteristiche per sfondare: belle canzoni, testi intelligenti, ottimi arrangiamenti.
Con il Duca Bianco, Garbo condivide la predilezione per atmosfere elettroniche ma romantiche, il timbro vocale e una passione per la musica che va oltre il dato contingente e si fa spesso anticipatrice. Così, se Garbo cantava negli anni Ottanta "A Berlino che giorno è" sulle orme del David mitteleuropeo di "Heroes", oggi la chitarra di "Un bacio falso" (brano trainante, scelto per il minicd insieme a ""e una bella versione di "Walking in the Rain" di Vanda e Young, resa famosa dai Flash and The Pan, ricordate?) richiama decisamente le atmosfere bowiane di "Jump". E gli Ultravox di "Vienna" fanno capolino nella conclusiva "Una sera infinita", con voce femminile.
Ma chiamale, se vuoi, citazioni: l'album ha un'impronta personale che permette oggi a Garbo di essere riconosciuto nella sua grandezza, come nume tutelare di nuove generazioni (i Sirenetta H, per esempio, che si esibiscono insieme a lui in concerto, Soerba, Ovophonic, Derivando, tutti coinvolti nel progetto), è pieno di melodie stupende ("Per Me", "Un fiore di città", "L'altra zona", "Da qualche parte" con frammenti di "Over The Rainbow",), ballate elettropop ("6 Sei", "Il Vampiro", "Migliaia di rose" "Le strade blu", titolo anche di un libro di William Least-Heat Moon), rock energetico ("TV", "Sangue del mio sangue"), possiede una ricchezza strumentale sconosciuta a molte delle produzioni attuali. E'in più ha un taglio estremamente radiofonico, ogni brano è un potenziale singolo.
Che volete ancora di più?

paolo redaelli



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