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GIANNI COSCIA - L'Archiliuto (Egea)
Si chiamava Gorni Kramer e con i suoi baffetti e i modi da gentiluomo ha scritto molta della musica che ha
accompagnato (inconsapevolmente) la nostra infanzia in bianco e nero, un compositore e direttore d'orchestra,
con un occhio al jazz e uno alla musica dei grandi maestri americani: Porter, Berlin, Gershwin . Alcuni dei
migliori strumentisti italiani, guidati da Gianni Coscia (fisarmonicista come Kramer) lo omaggiano in questo
disco strano, fuori dal tempo, che ci avvicina ad un mondo di baci a mezzanotte (di cui era opportuno non fidarsi),
di donne per le quali si faceva tutto, di vecchi palchi della scala e che sta scomparendo, ineluttabilmente.
Attorno alle melodie quasi proustiane (nel senso che scatenano meccanismi quasi inarrestabili di ricordi) di Kramer, Coscia e compagni (Gianluigi Trovesi sax e clarinetti, Dino Piana trombone, Andrea Dulbecco vibrafono, e l'intera orchestra da camera Enea Salneggia di Nembro, diretta da Carlo Boccadoro) ricamano una musica composita,ma orecchiabile, ne complicano le semplici armonie e sembrano divertirsi come matti. Così dai solchi rispuntano i suoni degli anni Sessanta che per noi non sono stati quelli dei Beatles e dei Rolling Stones o di Dylan (ascoltati parecchio dopo) ma quelli che uscivano dalla tv distrattamente accesa, in uno sprazzo di permissività genitoriale dopo Carosello. Difficile non rimanere catturati e coinvolti da questa musica levigata, leggera, divertente eppure ricca di tessiture armoniche, di sprazzi free e imprevisti, spruzzata di jazz e di sottile melanconia. Anche la celebre mazurca di Migliavacca, nelle mani dei quattro buontemponi diventa qualcosa di diverso, etereo e sfuggente, come uno scherzo bonario del destino. paolo redaelli |
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