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JOHNNY CASH - American IV: The man comes around (Lost Highway)
Vi attende all'angolo, Johnny Cash. Vi attende così come il cinese sulle sponde del fiume. E quando sarete
saturi di sonorità mainstream, ne avrete piene le palle (pardòn: le scatole) di arzigogoli intellettuali che
spesso mascherano solo sciatteria e pochezza creativa, vi sorprenderà con la naturalezza di un suono vecchio
come il mondo eppure fresco, accuratamente scarno, sempre convincente.
Johnny Cash ha più di 70 anni, è vecchio e malato. La voce trema per l'età e gli acciacchi di una vecchiaia che non è stata benevola. Così, da qualche anno a questa parte, sta raccogliendo in pochi e meditati dischi il suo testamento musicale, da consegnare alla storia della musica folk, rock, country e blues. "The man comes around" è il quarto della serie (che infatti si co-intitola "american IV"), il più sofferto e riuscito. Cash riprende pezzi abusati della storia della musica e li fa rivivere con sorprendente grazia e freschezza ("In my life" - di Lennon/Mc Cartney, "Bridge over troubled water" di Paul Simon con Fiona Apple ai controcanti, "Desperado" degli Eagles), restituendo dignità ed essenza alla musica in virtù della sua straordinaria capacità interprertativa che va oltre (molto, molto oltre) ai sopraggiunti limiti canori. Anzi: quegli stessi limiti, quell'incedere tremante della voce dona suggestione e pathos, calore ed emozione ad un lavoro che si mantiene in perfetto equilibrio tra serenità e tristezza, tra allegria e commozione. Su tutte, una cover che chiamare così è assolutamente riduttivo: "Hurt" - scritta in origine da Trent Reznor (Nine Inch Nails) e pubblicata nel '93 su "Downward Spiral". "Hurt", scarnificata da ogni dissonanza e tentazione noise, è letteralmente reinterpretata da Cash e cambia pelle: smette di essere un compiaciuto inno all'autodistruzione per divenire toccante bilancio di una vita. Il brano è struggente, limpido, commovente, minimale e maestoso al tempo stesso: imperdibile. Altra cover sorprendente è quella di "Personal Jesus" dei Depeche Mode, con John Frusciante (Red Hot Chili Peppers) alla chitarra - rigorosamente acustica: all'ascolto sembra questa l'originale e l'altra la cover. E se è vero che questo lavoro di Cash rappresenta un testamento artistico, allora anche il duetto con Nick Cave in "I'm so lonesome I could cry" delinea un simbolico passaggio di consegne tra i due: dal crooner del sud a quello australiano, l'unico possibile successore al suo regno. Che Cash vi prenda e sorprenda, quindi. Per qualcuno sarà sicuramente una commovente scoperta. Track List: The man comes around - Hurt - Give my love to Rose - Bridge over troubled water - I hung my head - First time ever I saw your face - Personal Jesus - In my life - Sam Hall - Danny Boy - Desperado - I'm so lonesome I could cry - Tear stained letter - Streets of Laredo - We'll meet again giulio divo |
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